Copio e incollo

Il discorso del Presidente del Consiglio Draghi che gli è valsa la fiducia di Camera e Senato è stato esaminato e generalmente lodato da media, pur non brillando di originalità. Qui qui il video pubblicato dalla Presidenza del Consiglio con la trascrizione del testo.

Pochi giorni dopo Carlo Clericetti, giornalista e blogger del quotidiano la Repubblica, in un post dal titolo “Soldi e potere“, segnalava che alcuni passaggi del discorso erano la trascrizione letterale di passi di un articolo pubblicato dal Corriere della Sera il 30 giugno 2020, a firma dell’economista Giavazzi, dal titolo: “I passaggi necessari sul fisco”.

La notizia è stata ripresa da agenzie e da altri quotidiani. Al di là delle considerazioni politiche, si tratta di un bel caso di copia/incolla, giustificato dalla Presidenza del Consiglio come il risultato di una precedente collaborazione tra Draghi e Giavazzi ma anche di una ingenuità dovuta all’inesperienza del nuovo staff.

Quello del copia/incolla è un problema affrontato in ambito accademico, nel quale, però, esistono regole precise per attribuire il pensiero a chi lo ha reso pubblico per primo. Si tratta di note, citazioni tra virgolette (il cosiddetto “virgolettato”, in gergo), elenco delle fonti bibliografiche a cui si rimanda nel testo. Il plagio, cioè l’utilizzo di parole altrui senza che ne venga attribuita la fonte originale, cioè lo spacciare per proprie parole altrui, è preso molto sul serio in accademia, dove la reputazione si crea attraverso le pubblicazioni. Si tratta di un comportamento duramente sanzionato.

Non che non lo sia anche fuori, nel mondo reale. Si ricordano casi di dimissioni di personaggi politici (nessuno italiano) dovute ad accuse di plagio di tesi di laurea e di dottorato. Recentissimo quello di Christine Aschbacher, ministra del Lavoro austriaca. Come segnato dal destino, per il cognome che ricorda quello dell’inventore della macchina a stampa a caratteri mobili, l’ex-ministro della Difesa tedesco, Guttenberg (al quale si ispira l’immagine di apertura), dimessosi nel 2011 per la tesi di dottorato copiata.

Se è vero che all’estero il plagio viene preso molto più sul serio che da noi, anche in Italia comincia a farsi strada la consapevolezza che copiare e incollare frasi di altri sia qualcosa di più di un comportamento scorretto, anche se non tutti i media, come si visto nell’articolo di la Repubblica su Guttenberg sembrano essersene accorti.

Ovviamente, il plagio cui si fa riferimento qui non è il reato commesso da chi, per mezzo della manipolazione psicologica, riduce in totale stato di soggezione un’altra persona. Questo reato, fino al 1981 era regolato dall’art. 603 del codice penale poi dichiarato incostituzionale e abrogato.

No, il plagio di cui ci occupiamo qui è quello intellettuale, cioè l’attribuzione indebita di un’opera non all’autore, ma ad altri . È regolato dalla Legge 633 del 22 aprile 1941, in particolare al comma 1 lettera b dell’articolo 171 ter.

La digitalizzazione ha reso molto più facile di un tempo il reperimento e la riproduzione di testi. Ha però anche reso molto facile scoprire i plagi. Esistono software che svolgono il lavoro per noi (qui uno gratuito) e le università più serie ne dispongono di molto sofisticati.

Non solo: poiché ogni parola pubblicata sul Web viene indicizzata, è facilissimo trovare il documento nel quale è già stata usata una certa frase: basta cercarla su Google (copiandola e incollandola, naturalmente!). È così che si scopre che lo stesso articolo, originariamente pubblicato da un quotidiano, è stato pubblicato da altre testate online, oppure che in un documento si trova (senza attribuzione) un passo che era già stato pubblicato altrove, a firma diversa.

Vero è che quasi tutto quello che sappiamo sono cose che qualcuno ha già scoperto – e detto – prima di noi, ma questo non significa che dobbiamo appropriarcene come fosse farina del nostro sacco. Le parole di altri dovrebbero essere stimoli di riflessione che ci dovrebbero portare a proporre qualcosa di originale. È troppo pretendere questo dalle dichiarazioni programmatiche di un Presidente del Consiglio che sta chiedendo la fiducia a un Parlamento, ancorché italiano?