Crimini impuniti

Il mestiere del giornalista è nobile e indispensabile. Ma può anche essere molto pericoloso.

Lo riconosce l’ONU che ha dichiarato il 2 di novembre Giornata mondiale per porre fine all’impunità sui crimini contro i giornalisti. La data è stata scelta per ricordare due giornalisti francesi uccisi in Mali nel 2013.

Secondo l’osservatorio dell’UNESCO, dal 2006 al 2017 sono stati uccisi 1010 giornalisti. La mappa mondiale mostra i numeri, i nomi dei 1414 giornalisti uccisi dal 1994 in ciascun Paese e gli esiti delle indagini. Purtroppo la gran parte degli omicidi rimane impunita.

In Italia, dal 1960 a oggi, mafia e terrorismo ne hanno uccisi tanti. Troppi.

Ecco i loro nomi e le loro storie

Non sempre i responsabili sono stati puniti. Nel mondo rimangono irrisolti molti casi di giornalisti uccisi perché scavano nei segreti della criminalità che spesso ha coperture politiche.

Recente il caso di Daphne Caruana Galizia, giornalista maltese uccisa nel 2017 con un ordigno posto sotto la sua auto: stava indagando su casi di corruzione e sull’evasione fiscale legata ai Panama Papers. Un presunto mandante è stato arrestato nel novembre 2019, ma è stato poi rilasciato. Il caso è ancora aperto oggi.

Se l’omicidio è il crimine più grave, i giornalisti subiscono anche detenzioni ingiustificate, tortura e persecuzioni. Non solo, nello svolgimento del loro lavoro troppo spesso sono vittime di aggressioni fisiche e intimidazioni.

Alcuni esempi, recentissimi, in Italia.  Qui durante una manifestazione a Roma

e qui a Napoli: