Dalla guerra alla tavola

L’invenzione scientifica più devastante è sicuramente stata la bomba atomica.

Due furono sganciate dall’aviazione americana nell’agosto del 1945 sulle città giapponesi di Hiroshima e di Nagasaki e uccisero un enorme numero di persone.

Ci sono state invenzioni che non hanno causato devastazione ma sono state create per venire incontro a esigenze belliche, come, ad esempio, nutrire le truppe al fronte.

È una categoria alla quale ha largamente contribuito la Francia. Forse per il suo amore per il cibo, ma molto più plausibilmente perché ha dovuto nutrire le sue truppe impegnate in battaglia per molti anni.

La Francia partecipò infatti sia alla Guerra dei cent’anni (in realtà 116, anche se non consecutivi) dal 1337 al 1453 sia all’ultima fase (la più lunga, dal 1635 al 1648) di quella dei Trent’anni. Poi ci furono quelle napoleoniche e il conflitto franco-prussiano.

Vediamo qui due invenzioni che sono passate dai campi di battaglia alla tavola di molti di noi.

Le conserve alimentari

Fu proprio durante quelle napoleoniche che un cuoco e pasticciere francese, Nicholas Appert, vinse il premio messo in palio dal governo francese per chi fosse riuscito a trovare il modo di conservare il cibo da distribuire alle truppe nei territori dell’Europa orientale.

Aveva già scoperto che il calore rallentava o impediva del tutto la decomposizione dei cibi. Applicò questa scoperta mettendo i cibi in bottiglie di vetro che poi sigillava e immergeva in acqua bollente. Il metodo piacque, Appert incassò i suoi 12.000 franche e le truppe napoleoniche cominciarono ad essere approvvigionate così.

Il metodo era semplice ma il trasporto complicato. I vasi erano in vetro e si potevano rompere facilmente, quindi dovevano essere avvolti con pezzi di stoffa. Ma un primo passo era fatto. Anni dopo, Luis Pasteur confermò con la scoperta che il calore era in grado di uccidere i patogeni nel cibo. La procedura di Appert era scientificamente corretta. Si trattava di migliorare i contenitori. Gli inglesi ci provarono con quelli metallici e nacque il cibo in scatola. Mancava solo l’apriscatole…

La storia è brevemente raccontata in questo video (in inglese):

Appert è considerato il padre della conservazione degli alimenti, tanto che quel tipo di conservazione è detto “appertizzazione” ed è quello che ancora adesso usiamo per le conserve fatte in casa.

La Francia gli ha dedicato un francobollo. Si può ascoltare la storia di Appert (e la pronuncia giusta del suo nome!) in questo video in francese.

La margarina

Era al potere un altro Napoleone, il terzo, quando nacque un prodotto un altro prodotto che ebbe rapida diffusione in tutto il mondo.

Durante la guerra franco-prussiana c’era la necessità di sostituire il burro, caro e difficile da reperire e da conservare. Nuovamente, fu offerta una somma a chi avesse trovato il modo di farlo.

Vinse un chimico, Hippolyte Mège-Mouriès, che aveva inventato una sostanza derivata dal sego di manzo e che chiamò oleo-margarina, convinto, a torto, che contenesse acido margarico, un acido grasso saturo il cui nome deriva dalla parola greca che significa “perla”.

L’acido margarico non c’era nell’alternativa al burro che aveva vinto il premio. Poco male: il nome rimase e così è ancora conosciuta oggi, anche se i suoi componenti sono molto cambiati.

Oggi la margarina è fatta con acqua (o latte) e oli vegetali, come quelli di soia, di palma, di mais o d’oliva. È spalmabile e, grazie ai coloranti aggiunti, assomiglia molto al prodotto che doveva sostituire. Ce n’è persino una che si chiama “Non posso credere che non sia burro!” (anche in versione vegana).

Qui tutta la storia della margarina in inglese:

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