Delle “virgolette” ovvero come non farsi (troppo) prendere in giro dai giornali

È praticamente impossibile aprire un quotidiano italiano senza imbattersi in testi punteggiati da virgolette. Purtroppo, però, non sono quasi mai utilizzate in modo corretto. Si tratta di un’abitudine inveterata, contro la quale si batte da tempo Matteo Bordone e che impedisce ai lettori di avere un’informazione corretta.

Tradizionalmente, nell’editoria italiana si usano due tipi di virgolette:

 – quelle basse, dette «caporali» (per scriverle con la tastiera in Windows si deve tener premuto Alt e poi digitare 0171 per aprirle e 0187 per chiuderle, mentre in Mac si usano le combinazioni Alt + 1 e Alt + Shift + 1)

– quelle alte, dette “doppie” o “italiane”

A queste si sono col tempo affiancate anche quelle singole alte, dette ‘inglesi’.

caporale aperto
alte doppie

Le virgolette hanno poche ma precise funzioni

  • Sono principalmente il segno del discorso diretto e in questo senso sono utilizzate per riportare le parole scritte o pronunciate da qualcun altro. Andrebbero quindi utilizzate per riportare una dichiarazione in modo letterale (verbatim, si dice anche), cioè esattamente come è stata scritta o pronunciata. Alla dichiarazione deve essere associata la fonte, cioè la persona che l’ha rilasciata, così che se ne assuma la responsabilità.

Questo è un esempio di uso corretto:

Il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, generale di Squadra aerea, Alberto Rosso ha dichiarato:” Le Frecce Tricolori sono conosciute, apprezzate e portano in tutto il mondo il nostro Tricolore.  Sintetizzano tutto quello che è tecnologia, passione, capacità, competenza e professionalità che l’Italia è in grado di esportare e portare nel mondo“.

Il Riformista 1.03.2021 Articolo di Elisabetta Panico (Riproduzione riservata)

Nel giornalismo italiano, invece, molto spesso i virgolettati si riferiscono a presunte dichiarazioni attribuite ad ambienti vicini o a generiche fonti, come in questo estratto da un articolo dell’agenzia Adnkronos, anche ripreso da Il Giornale il 6 marzo 2021:

Autorevoli fonti pentastellate, parlando con l’Adnkronos, denunciano il fatto che “il M5S non ha la disponibilità dei dati degli iscritti” e “che nella definizione del rapporto con Rousseau questo è un argomento dirimente”. “Se non si ricompone la frattura tra Movimento 5 Stelle e Associazione Rousseau”, il M5S “sarà costretto a trovare un altro fornitore di piattaforma per gli strumenti di partecipazione e democrazia diretta” e “si riprenderà i dati che Rousseau tratta”: ove questo non dovesse accadere, promettono le stesse fonti, “adiremo le vie legali”.

Il brano contiene affermazioni forti e consente a Il Giornale di titolare così:

Il Giornale 6 marzo 2021

Tuttavia, non è possibile risalire a chi avrebbe (il condizionale, in questo caso, è obbligatorio) pronunciato queste parole e se ne sarebbe quindi assunto la responsabilità.

Purtroppo c’è anche il rischio di trovare tra virgolette dichiarazioni mai pronunciate. È il caso, come ci ricorda qui Giulio Cavalli, dell’articolo del 21 novembre 2018 su Repubblica a firma di Federico Rampini. Nel suo articolo, “L’austerità e l’azzardo“, Rampini scriveva infatti:

Ma è difficile simpatizzare con la Merkel quando dichiara: “Non possiamo accettare che l’Italia calpesti le regole comuni, dovremo trattarla come abbiamo fatto con la Polonia sullo stato di diritto”. 

La dichiarazione, molto grave, fu smentita dal portavoce di Angela Merkel. Non sono riuscita a trovare la replica di Rampini.

  • Un’altra funzione è quella detta “metalinguistica“, cioè l’uso delle virgolette per spiegare o menzionare una parola, ossia per indicare che non la si sta usando per descrivere le cose del mondo, ma che proprio quella parola è l’oggetto della descrizione. In questo caso si usano le virgolette alte e non i «caporali»:

Si fa spesso confusione tra “resilienza” e “resistenza”. Il primo termine significa “capacità di assorbire un urto senza rompersi”.

È anche metalinguistico l’uso delle virgolette al posto del corsivo quando si usano parole o espressioni di un’altra lingua non ancora entrate nell’uso comune italiano:

Un “bias” può diventare facilmente un pregiudizio.

  • Ancora più interessante è la funzione di distanziamento che le virgolette possono svolgere. Una parola tra virgolette può indicare che si intende usarla in modo ironico o per sottolineare il suo significato traslato, come in questo titolo di Repubblica datato 1 marzo 2021, per un articolo a firma di Matteo Pucciarelli:

M5S, l’ipotesi del “perdono” per i dissidenti. Uno spiraglio per chi vuole rientrare nel Movimento “riformato”

I linguisti notano che i giornalisti tendono ad abusare di questo tipo di virgoletta con il risultato di dare l’impressione di non essere stati capaci di trovare l’espressione precisa, o meglio ancora “le mot juste“.

Vaccini Lazio, nella prenotazione c’è un “buco”: penalizzata la fascia dai 66 ai 69 anni

Titolo de Il Messaggero 1.03.2021

  • Ci sono poi le “virgolette per aria”. Un gesto che abbiamo importato dagli Stati Uniti, anche questo spesso usato in modo improprio, di cui parleremo diffusamente in altro report, quando ci occuperemo del linguaggio parlato.
Immagine dal canale video YouTube di frieswithyoursushi.com

Concludendo…

Le virgolette dovrebbero essere usate “cum grano salis”. Nei giornali, invece, se ne abusa. Siccome saltano all’occhio, è facile notarle e chiedersi a che scopo sono state usate, compiendo un utile esercizio di ragionamento critico.

Vediamo un esempio, un paragrafo da un articolo di Antonio Padellaro su Il Fatto quotidiano del 3 marzo 2012:

“Speranza apprende dalle agenzie la decimazione dei suoi bracci operativi”, scrive Marco Travaglio a proposito delle “dimissioni” del commissario anti-Covid, Domenico Arcuri, e prima ancora della sostituzione del capo della Protezione civile, Angelo Borrelli. 

La prima coppia di virgolette racchiude una citazione letterale dall’editoriale di Travaglio, correttamente citato, del giorno precedente, mentre la seconda è usata con funzione di distanziamento: il termine è usato in senso ironico.

Nell’esempio qui sotto, le virgolette sono state usate per riportare un discorso diretto:

Sanremo – «Dov’è Bugo?», si chiede la ragazza con il cappotto rosso davanti all’Ariston. L’amica ride sotto la mascherina.


Il Secolo XIX 2 marzo 2021

La scelta tra virgolette caporali e alte è squisitamente editoriale, cioè dipende dalla testata. L’importante è utilizzarle in modo corretto e coerente per tutto il testo.

Bisogna usarle per citare una parte di un testo e ogni volta che si riportano parole altri, citandone la fonte. Possibilmente quella giusta. Ad esempio, Topolino e non Dante Alighieri:

Triste che a commettere questo errore sia stato il neo-sottosegretario al Ministero dell’istruzione!

Morale:

“Dovrebbe tornare di moda la vergogna” (Coco Chanel)