Il mondo è davvero così brutto?

Leggendo giornali e social si ha spesso l’impressione che il mondo vada di male in peggio. Violenza, corruzione, disastri naturali e provocati dall’uomo, guerre…e la crisi del Covid non ha certo migliorato le cose.

Dobbiamo però renderci conto che la visione del mondo che abbiamo proviene da informazioni parziali. Molto di quello che sappiamo del mondo deriva da fatti vecchi, da cose che abbiamo imparato a scuola, magari molto tempo fa, e alle quali siamo rimasti aggrappati. Molto altro proviene da quello che leggiamo per aggiornarci. Il giornalismo preferisce le storie che suscitano interesse e sensazione. Di conseguenza abbiamo una visione del mondo incompleta, distorta e che si basa su fatti che non verifichiamo.

Purtroppo tendiamo quindi a vedere il mondo in termini pessimistici, negativi, da una sola prospettiva. Ragioniamo in linea retta e per generalizzazioni, senza tener conto delle sfumature. Ciò provoca paura e ansia.

Agiamo così per ragioni legate all’evoluzione del nostro cervello, ci dicono gli psicologi. I pensieri negativi sono elaborati più rapidamente di quelli positivi. Le informazioni drammatiche possono aiutarci (o almeno aiutavano i nostri progenitori) a evitare i pericoli. Ecco perché siamo attirati dalle notizie drammatiche e sensazionali che leggiamo o ascoltiamo.

Hans Rosling, medico pediatra svedese, autore di Factfulness. Dieci ragioni per cui non capiamo il mondo. E perché le cose vanno meglio di come pensiamo, sostiene che, anche se non dobbiamo negare che ci siano al mondo disastri e tragedie, non dobbiamo però neppure trascurare i tanti miglioramenti che ci sono stati e che non ricevono molta attenzione nei media.

La sua ricetta è quella di utilizzare i dati e le statistiche, in pratica di basarci sui fatti. E così essere in grado di riconoscere i racconti iper-drammatici, superare i preconcetti e arrivare quindi a decisioni più sagge e consapevoli.

Rosling ha identificato i dieci istinti che ci portano ad avere una visione sbagliata del mondo. Eccone l’elenco, nella versione di Roberta Zuppet, traduttrice dell’edizione italiana del libro (Rizzoli 2018):

  1. Istinto del divario
  2. Istinto della negatività
  3. Istinto della linea retta
  4. Istinto della paura
  5. Istinto delle dimensioni
  6. Istinto della generalizzazione
  7. Istinto del destino
  8. Istinto della prospettiva singola
  9. Istinto dell’accusa
  10. Istinto dell’urgenza

Ne parleremo nei prossimi report. Per il momento, vi lascio con una delle considerazioni finali di Rosling (questa volta in mia traduzione, per evitare di infrangere diritti d’autore):

“Se abbiamo una visione del mondo basata sui fatti, riusciamo a vedere che il mondo non è così brutto come sembra e quello che possiamo fare per renderlo migliore”