Ma di cosa stai parlando?

Capire i media non è sempre facile, eppure è necessario impegnarsi per farlo perché sono il tramite per sapere che cosa succede intorno a noi.

Lo stile italiano, anche quello giornalistico, ricorre purtroppo spesso alla tecnica della “riformulazione”. Consiste nel sostituire un’espressione già usata in precedenza con un’altra che la richiama, facendo appello a conoscenze che dovrebbero essere condivise tra chi scrive e chi legge.

Ad esempio: Presidente della Repubblica/il Quirinale/ il Colle, oppure Fabrizio Corona/l’ex-re dei paparazzi/l’ex-agente fotografico. E tanti tanti altri…

Purtroppo non sempre chi legge possiede le stesse conoscenze di chi scrive e un testo ricco di riformulazioni costringe ad un esercizio di continua verifica delle proprie intuizioni oppure a sospendere la lettura per effettuare una ricerca. Entrambi utili esercizi indubbiamente, ma impegnativi in modo sproporzionato: se stiamo leggendo una notizia per capire che cosa è successo, non stiamo studiando per un esame o un’interrogazione.

La riformulazione rende quindi più difficile capire un testo. Nella peggiore delle ipotesi, si può persino pensare che si parli di persone o di cose diverse. In realtà non c’è niente di male nell’usare la stessa parola più volte, anzi. Alleggerisce il carico cognitivo e facilita la comprensione.

Tuttavia, “evitare le ripetizioni” sembra una necessità per alcuni (forse anche per molti insegnanti). Ad esempio, Maria Teresa Steri scriveva sul suo blog “Anima di carta” nel 2014 : 

“Chiunque scrive sa quanto sia difficile evitare di ripetere determinate parole in un testo. Anche quando si pone la massima attenzione, tendiamo a usare sempre gli stessi termini, con la conseguenza di rendere il testo poco leggibile. Le ripetizioni, soprattutto quando non volute, sono sgradevoli, noiose e danno l’impressione che chi scrive sia un po’ limitato.”

E ancora, più recentemente, su vivalascuola. studenti.it nel post “Come scrivere una relazione universitaria in poche ore” troviamo il consiglio:

“Esprimetevi in italiano corretto, senza ricorrere a parole abbreviate ed evitate le ripetizioni.” 

Se questi sono consigli adatti ad un testo letterario, certamente se seguiti in uno scientifico o informativo portano a maggior complessità e a un inutile carico cognitivo. Se l’intenzione è quello di informare, la soluzione migliore rimane la ripetizione, come scriveva il linguista Luca Serianni nel suo Italiani scritti (pag. 33). Ma i giornalisti non demordono…

Prova a vedere con queste flashcard se riconosci l’ istituzione italiana che i giornalisti possono nascondere dietro uno pseudonimo, rinominandola.

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