Parola mia, non ti capisco!

Abbiamo già visto come sia utile leggere insieme ai bambini.

La lettura, oltre ad ampliare la mente, amplia anche il vocabolario.

Tutti noi incontriamo spesso parole di cui non conosciamo il significato. Ignorare la cosa può essere controproducente e portarci a equivocare il senso del messaggio.

Non sempre abbiamo voglia di cercare sul dizionario, anche se oggi, con Google, si impiega veramente poco.

In realtà, riusciamo a capire le parole sconosciute da vari indizi presenti nel contesto intorno alla parola. È un processo inconsapevole che mettiamo in atto continuamente.

Ma è un processo che si può anche insegnare.

Ecco i passi da compiere:

  1. decidiamo di che parte del discorso si tratta: è un nome? un verbo? un aggettivo?
  2. osserviamo le parole che circondano la parola sconosciuta: riusciamo a trovare un sinonimo (o un contrario)?
  3. guardiamo indietro e avanti: forse l’indizio può trovarsi nel testo che segue o precede.
  4. la radice della parola ci dice qualcosa?
  5. proviamo a sostituire la parola con un’altra che pensiamo possa dire la stessa cosa: funziona?

Facciamo un esempio (adatto ai ragazzi della secondaria). Ecco alcune frasi tratte dal paragrafo sul sistema della kafala nel post sulla moderna schiavitù:

Lo sponsor al quale il lavoratore si affida diviene il suo tutore legale. Può essere un’agenzia, un’impresa, il datore di lavoro stesso oppure un semplice cittadino e si occupa di tutto: di contrattare la paga, di procurare i visti necessari, di fornire cibo e alloggio, ma non è tenuto a rispettare le leggi sul lavoro dello Stato in cui viene prestata l’opera.

La Kafala nasce come forma di tutela, ma può provocare abusi e sopraffazioni, fino a divenire una vera e propria forma di schiavitù. I lavoratori sono spesso reclutati in Paesi poveri e ingannati rispetto al tipo di lavoro che dovranno svolgere.

Lo sponsor trattiene parte della paga, non garantisce alloggi adeguati né assistenza medica, fa firmare contratto in una lingua che il lavoratore non capisce. Spesso confisca anche il passaporto e il telefono. Al lavoratore è impedito spostarsi, uscire dal cantiere o dalla casa in cui lavora. Se si ribella, rischia molto perché è tutto legale.

Nel secondo paragrafo, concentriamoci sulla parola “tutela“. Facciamo il test:

  1. è un nome. Infatti si può fare plurale, gli si può aggiungere un aggettivo…
  2. la frase che segue comincia con “ma”, quindi è probabile che contenga parole che esprimono un concetto contrario
  3. se leggiamo i paragrafi che precedono e seguono, troviamo “tutore legale” e veniamo a sapere tutto ciò che fa
  4. la radice sembra essere “tut” ed è la stessa di tutore, una parola che forse conosciamo già. L’origine etimologica è latina, da un verbo piuttosto problematico, per cui è difficile che questo ci possa aiutare. Però non è escluso che conosciamo la sua versione inglese “tutor”, per esempio dall’alternanza “scuola-lavoro”. Che cosa fa un tutor (se svolge bene il suo ruolo)?
  5. se abbiamo capito bene gli indizi, non può essere una parola di accezione negativa, come “sfruttamento”. Più facilmente potrebbe essere sostituita da “aiuto”, “accompagnamento” o “protezione”. Quale funziona meglio?

C’è davvero bisogno di fare questo test?

No, in realtà no, perché è molto simile al processo che compiamo inconsapevolmente quando incontriamo una parola nuova.

Non sempre e non tutti lo facciamo, però.

Il test è una strategia metacognitiva che può essere fatta applicare in modo sistematico, fino a quando diventa un processo automatico. AI ragazzi viene mostrato come “pensano a come pensano“.

Si può usare anche con i più piccoli, in modo meno formale, però. Anche a loro si può insegnare come riflettere su come pensano. Nel loro caso, vista la curiosità che li contraddistingue, il processo può essere mostrato come una caccia agli indizi. Io faccio così e ci divertiamo sempre molto.

La scheda

Ho preparato una scheda “PAROLE CHE NON CONOSCEVO”. Ha cinque colonne.

Nella prima i bambini scrivono la parola sconosciuta che hanno incontrato leggendo. Nella seconda scrivono il significato. Nella terza spiegano come ci sono arrivati. Li invito poi a scrivere una frase con quella parola (e spuntare quindi la quarta casella) e a illustrare ai compagni come spiegherebbero la parola a un bambino di 5 anni (ma qualche volta abbiamo anche usato il nonno!).

Trovate la scheda nella sezione RISORSE GRATUITE SCARICABILI. L’abbiamo pensata per essere inserita nei libri della biblioteca di classe, ma può essere usata con qualsiasi testo, a scuola e a casa.

Se la provate, fatemi sapere come è andata. Buon divertimento!

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