Schiavitù: possibile che esista ancora?

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Istituita nel 1949 dall’ONU, lo scopo di questa giornata è

sradicare tutte le forme di schiavitù moderna che includono molte pratiche come il lavoro forzato, il lavoro minorile, il reclutamento forzato di bambini nei conflitti armati, la servitù per debiti, il matrimonio forzato e ogni tipo di tratta di esseri umani.

GLI SCHIAVI NEGLI STATI UNITI

Pare incredibile, ma negli USA, il Paese che maggiormente associamo alla schiavitù e, soprattutto, alla storia della sua abolizione, la schiavitù esiste ancora.

Infatti, nonostante la “chattel slavery”, cioè la proprietà di un essere umano come possesso personale e la “involuntary servitude”, cioè la costrizione al lavoro, siano stati abolite nel 1865 con il Tredicesimo emendamento della Costituzione americana, esistono oggi negli USA persone costrette a lavorare contro la loro volontà.

Si tratta di quasi un milione di persone: questo è infatti il numero di carcerati che, secondo un recente rapporto lavorano gratis o per una paga oraria miserevole negli Stati Uniti. Tutti insieme, producono merci e servizi per un valore annuo di 11 miliardi di dollari. In quattro Stati, Alabama, Arkansas, Georgia, Mississippi e Texas non ricevono nulla in cambio del loro lavoro.

Lavoro forzato come forma di punizione

GLI SCHIAVI DELLA KAFALA

In altri Paesi il lavoro in condizione di costrizione e di privazione della libertà non è la conseguenza della commissione di un reato, ma è legato a un sistema legale di reclutamento di manodopera legato alla tradizione islamica.

Un sistema legale e regolarmente praticato in Libano, Arabia Saudita, negli Emirati Arabi, Oman, Kuwait e Qatar.

Si tratta della Kafala, per mezzo della quale l’assunzione e la gestione dei lavoratori è affidata ad uno “sponsor“.

Lo sponsor al quale il lavoratore si affida diviene il suo tutore legale. Può essere un’agenzia, un’impresa, il datore di lavoro stesso oppure un semplice cittadino e si occupa di tutto: di contrattare la paga, di procurare i visti necessari, di fornire cibo e alloggio, ma non è tenuto a rispettare le leggi sul lavoro dello Stato in cui viene prestata l’opera.

La Kafala nasce come forma di tutela, ma può provocare abusi e sopraffazioni, fino a divenire una vera e propria forma di schiavitù. I lavoratori sono spesso reclutati in Paesi poveri e ingannati rispetto al tipo di lavoro che dovranno svolgere.

Lo sponsor trattiene parte della paga, non garantisce alloggi adeguati né assistenza medica, fa firmare contratto in una lingua che il lavoratore non capisce. Spesso confisca anche il passaporto e il telefono. Al lavoratore è impedito spostarsi, uscire dal cantiere o dalla casa in cui lavora. Se si ribella, rischia molto perché è tutto legale.

GLI SCHIAVI IN QATAR

Ha destato scalpore e indignazione apprendere che per costruire i sette stadi e le infrastrutture per i Mondiali di calcio che si stanno svolgendo in Qatar sono morti più di 6.500 lavoratori, che hanno operato in condizioni climatiche proibitive, come rivelato dal quotidiano inglese The Guardian.

Il numero è certamente superiore, perché l’indagine del Guardian riguardava solo quei lavoratori che provenivano da Paesi asiatici (India, Pakistan, Nepal, Bangladesh e Sri Lanka). Le morti sono state per la maggior parte classificate come dovute “a cause naturali”, probabilmente per arresto cardiaco. Ma non è facile venire in possesso di informazioni più accurate.

L’ONU si era preoccupata per tempo dei rischi dei lavoratori che sarebbero stati impiegati per la realizzazione dele opere. In accordo con il governo del Qatar, aveva messo a punto un progetto di salvaguardia.

La legge sul lavoro in Qatar è stata modificata per sostituire il sistema della Kafala. L’agenzia ONU del lavoro (ILO) e il Comitato nazionale del Qatar per la lotta al traffico di esseri umani (NCCHT) hanno lavorato insieme per informare i lavoratori dei loro diritti. Hanno prodotto (in arabo e in inglese) e distribuito, per esempio, questo volantino:

GLI SCHIAVI IN ITALIA

Non si deve pensare che questo vergognoso fenomeno esista solo in Paesi lontani da noi, la cui cultura affonda in radici tanto diverse.

La moderna schiavitù esiste purtroppo anche in Italia. Secondo il rapporto di Walk Free, nel 2016 esistevano da noi 145.000 persone ridotte in stato di schiavitù. Il settore più rappresentato è la prostituzione, ma la schiavitù è diffusa nei settori agricolo, tessile, edile e domestico.

È stato da poco pubblicato il quinto rapporto su Agromafie e caporalato a cura della Fondazione Placido Rizzotto.

Il rapporto disegna un quadro preoccupante: concentrandosi sul settore dell’agricoltura, mette il dito sulle criticità delle leggi italiane (che confronta con quelle britanniche), sui ritmi e le condizioni di lavoro e sull’approfittarsi delle condizioni di bisogno dei lavoratori.

Evidenzia la diffusione del fenomeno dello sfruttamento e del caporalato su tutto il territorio italiano e denuncia le infiltrazioni mafiose nel settore agroalimentare.

GLI SCHIAVI PER MATRIMONIO

Sono anche schiave tutte quelle persone che sono costrette a sposarsi contro la propria volontà.

Quella dei matrimoni forzati è una piaga che ha radici profondissime e che sarà molto difficile debellare.

Nessun continente del mondo ne è risparmiato. Si tratta di 22 milioni di persone, i cui due terzi sono rappresentate da donne, che sono anche più a rischio di essere sfruttate come forza-lavoro dalla famiglia del marito.

VIDEO

Per sentirsi raccontare tutte queste cose, ma in inglese:

ATTIVITA’

Proponiamo un’infografica da completare, documentandosi sulle fonti che forniamo (in italiano, inglese, francese e arabo). Per lavoro individuale, in coppia o in gruppo. Per commentare e confrontarsi.

Si trova nella sezione RISORSE GRATUITE SCARICABILI con il titolo INFOGRAFICA Moderna schiavitù.

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