Si vis pacem para culum

18 marzo 2024

Che cosa sta succedendo all’Europa?

Sono preoccupata, indignata e arrabbiata. Da tempo cerco di capire e provo a trovare una risposta leggendo i documenti, pur non ignorando le notizie. Più lo faccio e più mi preoccupo, mi indigno e mi arrabbio.

È preoccupante assistere al radicale cambio di obiettivi e di ragion d’essere dell’Unione.

I dibattiti e i discorsi al Parlamento, le risoluzioni del Parlamento stesso, le dichiarazioni dei Commissari dimostrano un profondo cambiamento di intenti rispetto al 2019, quando si erano insediati l’attuale Parlamento e l’attuale Commissione, guidata da Ursula von der Leyen.

Allora l’obiettivo era la salvaguardia del pianeta, oggi è la salvaguardia dei confini di un’Europa che si vuole sempre più ampia e militarizzata.

Quando, il 16 luglio 2019, von der Leyen si presentò per la prima volta davanti al Parlamento europeo come candidata per la presidenza della Commissione, ci informò che era nell’Europa della pace quella in cui ha creduto durante tutta la sua vita.

A distanza di quasi 5 anni, ci informa che si trattava di illusioni nelle quali dobbiamo smettere di crogiolarci: dobbiamo armarci tutti insieme e prepararci a combattere per difendere i nostri confini. Ma prima dobbiamo unire le forze per far vincere l’Ucraina. Costi quel che costi.

Von der Leyen lo ha detto il 28 febbraio al Parlamento europeo. Lo stesso Parlamento il giorno dopo ha approvato la Risoluzione 2526 nella quale si ribadisce il sostegno all’Ucraina. Ma siamo passati dall’aiuto alla resistenza all’occupazione russa all’aiuto alla vittoria. Ecco come: il Parlamento…

  • (punto 7) “sottolinea che l’obiettivo principale è che l’Ucraina vinca la guerra contro la Russia”
  • (punto 10) “ribadisce il proprio sostegno alla fornitura di aiuti militari per tutto il tempo necessario e in qualsiasi forma necessaria per la vittoria dell’Ucraina

Parole pesanti come macigni. Non una parola su possibili negoziati di pace.

Eppure il Parlamento, eletto da noi, ha approvato questa risoluzione. Lo ha fatto con 451 voti a favore e solo 46 contro (si sono astenuti 49 deputati).

L’emendamento che rifiutava la trasformazione dell’EU in una Unione militarizzata e richiedeva uno sforzo diplomatico urgente e intensivo per porre fine al conflitto russo/ucraino è stato respinto.

Che cosa sta succedendo a questo Parlamento?

Ce lo ha spiegato bene il Commissario Europeo per il mercato interno e i servizi, Thierry Breton (a suo tempo scelto da von der Leyen per la sua competenza in materia di sicurezza informatica).

“Dobbiamo cambiare paradigma e spostarci verso la modalità di economia di guerra

Queste le parole di Thierry Breton il 4 marzo 2024, come riportate dall’Agenzia Reuter

Questo cambiamento era già in essere un anno fa, quando l’Unione Europea lanciò il programma ASAP (purtroppo il testo non è disponibile in italiano, ma le cifre parlano una lingua universale) e promise all’Ucraina un milione di proiettili da 155 millimetri. Oggi non riesce a mantenere l’impegno e quindi Breton si è fatto un bel giro in Europa e ha visitato una dozzina di produttori di armi. In Polonia, in Francia, in Svezia… Sono tutti pronti allo sforzo produttivo purché l’Europa si sbrighi a piazzare ordini consistenti. Bell’e fatto: il 15 marzo la Commissione ha stanziato i 500 milioni di euro necessari.

Anche i Paesi europei sono entrati in “modalità economia di guerra“: dopo aver svuotato i magazzini per rifornire l’Ucraina, devono ripristinare alla svelta armi e munizioni; Svezia e Finlandia hanno rinunciato a non allinearsi e sono entrate nella NATO; altri Paesi pensano di rafforzare la loro carne da cannone reintroducendo la leva obbligatoria; il Presidente francese si dice pronto a mandare truppe e/o missili (ancora non è ben chiaro) in Ucraina, la Germania era (è?) quasi pronta a dare i suoi missili Taurus

Ma sono davvero sicuri che questa sia la strada giusta? O sono solo dei paraculi, degli opportunisti che spingono in quella direzione perché incapaci di trovare un’altra soluzione e si preoccupano solo del loro futuro politico e professionale?

E sono in buona fede o sono paraculi anche i giornalisti che questa linea sostengono?

Dove sono le voci per la pace? Ci sono, sì, e anche autorevoli. Ma purtroppo inascoltate.

Chi ancora spera di coltivare quelle illusioni che von der Leyen ha perso troverà una voce nel nuovo Parlamento che eleggeremo a giugno?

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