Sono tutti in Bonafede?

Report redatto con il contributo di Rita Coltellese, che ringrazio.

In ottemperanza ad un antico Regio Decreto del 1941, tuttora in vigore, mercoledì 27 gennaio 2021 il Ministro Alfonso Bonafede avrebbe dovuto leggere la sua relazione sull’Anno giudiziario a compendio della sua Riforma del Sistema Giudiziario iniziata con l’abolizione della prescrizione.

L’iter della riforma si era iniziato con l’approvazione della legge n. 3 del 9 gennaio 2019 (con alcune disposizioni in vigore a partire dal 1° gennaio 2020) contenuta nel disegno di legge anticorruzione (noto come “Spazzacorrotti“).

Sono entrate in vigore dal 1° gennaio 2020 le modifiche agli articoli 158 e 159 (e, in forma minore, 160) del Codice penale:

«Il termine della prescrizione decorre, per il reato consumato, dal giorno della consumazione; per il reato tentato, dal giorno in cui e’ cessata l’attività del colpevole; per il reato permanente o continuato, dal giorno in cui e’ cessata la permanenza o la continuazione»;

«Il corso della prescrizione rimane altresì sospeso dalla pronunzia della sentenza di primo grado o del decreto di condanna fino alla data di esecutività della sentenza che definisce il giudizio o dell’irrevocabilità’ del decreto di condanna»;

Questo comporta che tutti i reati commessi dall’entrata in vigore di queste modifiche non possono più beneficiare della prescrizione.

La prescrizione è un esempio di istituto giuridico, cioè l’insieme delle norme relative a una specifica materia. Altri esempi di istituti giuridici sono: il contratto, il matrimonio, la proprietà, la successione.

La prescrizione riguarda il reato, che si estingue se il giudizio finale irrevocabile (in Cassazione) non viene emesso entro un tempo stabilito in base alla gravità del reato commesso. Si tratta di un istituto che tutela l’imputato e punisce l’inerzia dello Stato nell’esercitare la sua pretesa punitiva.

I tempi della prescrizione sono pari al massimo della pena prevista dalla legge per un reato (detta pena edittale), ma come minimo deve essere di sei anni per i delitti e quattro per le contravvenzioni. Ad esempio, la pena edittale per il furto (un delitto) è la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 154 a euro 516 (Art. 624 del Codice Penale). La prescrizione dovrebbe essere quindi di tre anni, ma la legge ne prevede sei.

Non si applica la prescrizione solo ai reati per i quali è prevista la pena dell’ergastolo: l’alto tradimento nei confronti dello Stato, l’omicidio premeditato o commesso nei confronti di un genitore o di un figlio, o quello commesso da un latitante per sottrarsi alla cattura.

La durata della prescrizione è stata dimezzata per gli incensurati e ridotta per i reati di gravità medio-alta dalla Legge 251 del 5 dicembre 2005 (nota come “ex-Cirielli) e poi aumentata per alcuni reati con la Legge 103 del 23 giugno 2017 (detta Riforma Orlando), che introduceva anche qualche forma di sospensione. Al momento, come detto, a partire dal 1° gennaio 2020, la prima parte della Riforma Bonafede, approvata, elimina tale istituto rendendo ogni reato imprescrittibile.

Questa norma sarebbe ammorbidita dalla proposta del deputato di LeU, Federico Conte (il cosiddetto “Lodo Conte bis”): la prescrizione si blocca per i condannati in primo grado, mentre riprende a correre per gli assolti. Un articolo sulla vicenda si trova qui.

L’istituto della prescrizione esiste solo nei Paesi di “civil law” e non in quelli di “common law“, come il Regno Unito, dove i termini dei gradi di giudizio dei processi debbono essere rigorosamente rispettati. In Europa, solo la Grecia prevede una prescrizione che non si interrompe mai, mentre in Francia la prescrizione si blocca ad ogni intervento giudiziale (come, ad esempio, un interrogatorio o una perquisizione). Qui una scheda informativa della Camera dei deputati del 2009 sull’istituto della prescrizione in Europa.

In Italia, la prescrizione decorre dal momento in cui il reato è stato commesso e, fino alla legge del 2019, non si interrompeva mai.

Nel settembre del 2017, l’allora presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Piercamillo Davigo, ebbe a dichiarare “noi vorremmo un sistema di prescrizione analogo a quello degli altri Paesi. Un sistema di prescrizione come il nostro ce l’ha solo la Grecia”. Qui sotto il frammento del suo intervento.

Video AGI: https://www.agi.it/fact-checking/davigo_anm_ha_ragione_la_prescrizione_allitaliana_unanomalia-1422647/news/2017-01-27/

La materia è complessa e la questione divisiva. C’è chi difende ad oltranza la prescrizione, come garanzia per l’imputato e chi, invece, pensa che sia un ostacolo alla giustizia, per il rischio che il reato vada prescritto senza che il colpevole sia punito. Hanno fatto scalpore alcune “prescrizioni famose”, come quelle per molti dei reati per cui era a processo Silvio Berlusconi (Lodo Mondadori, All Iberian, falso in bilancio per il caso Lentini, rivelazioni sull’inchiesta Bnl-Unipol, tangenti a David Mills) e quella, recentissima, del processo per la strage di Viareggio che ha visto prescritto il reato di omicidio colposo.

Quasi tutti i commentatori sono concordi nell’affermare che il vedere prescritti reati è la conseguenza delle disfunzioni della giustizia penale e della eccessiva durata dei processi, anche civili, in Italia, evidenziato dal confronto dei dati raccolti nel rapporto 2020 della Commissione europea per l’efficienza giustizia.

Le lungaggini nel processo sono imputabili a diverse ragioni, anche alla mancanza di personale. Sono criticità che possono essere risolte con opportuni interventi. Ad esempio, il Disegno di legge presentato alla Camera il 13 marzo 2020, detto “Riforma Bonafede”, e attualmente all’esame della Commissione, alla pagina 3 sottolinea che debbono essere accelerati i tempi di notifica all’imputato. Ciò può essere fatto se si interviene, aumentando il ricorso alla digitalizzazione e assumendo nuovo personale. Nella relazione di Bonafede, che si può scaricare più sotto, a pagina 2 si indica che il progetto per il cosiddetto Recovery Plan (cioè il PNRR: Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) prevede che dei 3 miliardi attribuiti al settore della giustizia, 2,3 miliardi siano destinati all’assunzione di personale e accoglie le raccomandazioni della Commissione europea per l’Italia tra le quali vi è quella di migliorare l’efficienza del sistema giudiziario.

A causa delle dimissioni del Governo, il ministro Bonafede non ha letto la sua relazione alla Camera, ma l’ha comunque presentata. Qui sotto il testo scaricabile. Contiene informazioni e proposte che tutti dovremmo conoscere.

Buona lettura!