Tradurre e ritradurre

Si è tradotto e si traduce moltissimo da e in tutte le lingue del mondo. Le traduzioni ci permettono di leggere Guerra e pace senza sapere una parola di russo, di goderci tutta la saga di Harry Potter al cinema senza aver mai studiato l’inglese, di comprare un prodotto cinese su Amazon (si, vabbè, lì le traduzioni lasciano qualche volta abbastanza a desiderare)…

Le leggi e tutti gli atti legali dell’Unione europea sono tradotti in 24 lingue per dar modo di comprenderle a qualsiasi ente o cittadino. Si traducono opuscoli, post, menu (qualche volta con risultati esilaranti) e tanto tanto altro…

A proposito di menu, qualche tempo fa ne ho incontrato uno con un esempio di traduzione con doppio carpiato. Mi spiego: davanti a una pizzeria in Spagna vedo il menu in varie lingue. Stavo aspettando l’autobus e quindi mi sono soffermata a leggerlo. Nella versione inglese mi imbatto in una pizza “Four stations”. Perplessa, vado a controllare nel menu italiano, ma compare solo la classica “Quattro stagioni”. Un passaggio dal menu in spagnolo mi spiega (ma ci ho messo un po’ a capire). “Stagione” in spagnolo si dice “estación” che però significa anche “stazione”. Ecco quindi che, nel passaggio, le “stagioni” sono diventate “stations”. Mi piacerebbe vedere la faccia di un pizzaiolo in Italia che si sente chiedere da un turista inglese una pizza “Quattro stazioni”!

Nel 2017 una risoluzione dell’ONU ha dedicato una giornata alle traduzioni e ha riconosciuto il ruolo della traduzione professionale nella promozione della pace, della comprensione e dello sviluppo. È stata scelta la data del 30 settembre, giorno di San Geronimo, traduttore della Bibbia.

I testi si traducono, ma anche si ritraducono. E molto, specialmente i romanzi, le poesie, i lavori teatrali. Valga solo un esempio che mi è molto caro: dagli 87 libri di P.G.Wodehouse, prolifico scrittore umorista in lingua inglese, dal 1928 al 2017 sono state pubblicate 176 traduzioni in italiano. Alcuni sono stati ritradotti quattro volte, anche con titoli diversi.

Perché si ritraduce?

La prima spiegazione che viene in mente è che la traduzioni invecchiano: le lingue si evolvono e quindi quella della prima traduzione non è più comprensibile dai lettori. L’obiezione è però scontata: il testo originale è sempre quello, perché allora ritradurlo? Quale garanzia di equivalenza ne abbiamo?

Le spiegazioni sono diverse. Alcuni esperti trovano le ragioni di una ritraduzione nella necessità di aggiornare un testo oppure di dargli un orientamento o un’interpretazione diversi dalla prima (ad esempio perché si sono trovati nuovi documenti che aiutano a capire meglio le intenzioni dell’autore). Altri esperti mettono tra le ragioni la competizione fra editori e persino fra traduttori. Qualche volta la ritraduzione si rende necessaria per correggere errori traduttivi dovuti all’inesperienza o all’incapacità del primo traduttore.

Quale sia la ragione, le ritraduzioni non possono essere studiate al di fuori del contesto storico-sociale nel quale sono state prodotte e devono tener conto di tutti i fattori umani coinvolti nel processo. Si tratta di uno studio appassionante e multidisciplinare. Una ragione ancora più coinvolgente ce la offre un’autorevole studiosa, Annie Brisset che ci dice che il confronto “fa emergere l’atto cognitivo e creativo dei traduttori”.

Studiare le ritraduzioni

Voglio qui proporre un’attività molto semplice da preparare, ma molto impegnativa: il confronto di due traduzioni italiane del romanzo The Catcher in the Rye dello scrittore statunitense J.D.Salinger, uscito in volume negli Stati Uniti nel 1951. In realtà si tratta di due sole frasi, quelle che aprono il romanzo.

Quelle che presentiamo sono le due versioni note: quella di Adriana Motti del 1961 e quella di Matteo Colombo del 2014. Entrambe sono state pubblicate con il titolo Il giovane Holden dalla casa editrice Einaudi (il che esclude dalle ragioni per la ritraduzione la competizione tra editori).

Per amor di precisione, bisogna ricordare che ci fu un’altra traduzione, precedente, del 1952, firmata da Jacopo Darca (pseudonimo di Corrado Pavolini): uscì in meno di mille copie con il titolo Vita da uomo ed è oggi praticamente introvabile.

La proposta è quella di distribuire il file pdf scaricabile qui sotto e chiedere ai ragazzi di studiare attentamente le due versioni. Suggerisco più sotto alcune domande per rompere il ghiaccio e svolgere l’attività.

Per riflettere

  • Quale versione italiana ti piace di più? Perché?
  • Quale versione ti sembra più vicina al testo originale? Perché?
  • Scegli un libro straniero che ti piace e che hai letto in traduzione italiana. Quanto tempo è passato dalla pubblicazione originale alla traduzione che hai letto tu? Ne esiste un’altra? Quando è stata pubblicata? Chi ha tradotto?
  • Scegli un libro straniero di cui esista più di una traduzione italiana e confronta le varie versioni: i personaggi hanno lo stesso nome? I titoli sono diversi? Quanto tempo è passato dalla prima traduzione a quella successiva? L’editore è lo stesso? Il traduttore è lo stesso? Chi è? Ha tradotto altro? Per lo stesso editore?
  • Confronta le traduzioni del celebre “To be or not to be” di William Shakespeare. Ne trovi alcune qui. Celebre è anche quella di Eugenio Montale. La più recente è di Paolo Bertinetti. Forse puoi trovarle in biblioteca.

Per approfondire:

Il giovane Holden e le sue più celebri traduzioni

Che cosa significa il titolo originale? INFORMAZIONI QUI

Perché Einaudi scelse quel titolo? INFORMAZIONI QUI

Chi è il giovane Holden? INFORMAZIONI QUI

Adriana Motti e la sua versione INFORMAZIONI QUI

Matteo Colombo e la sua versione INFORMAZIONI QUI

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