Tricky plurals

Come abbiamo visto qui, la regola per fare il plurale dei nomi in inglese ci dice di aggiungere la desinenza -s. Ma, come ogni regola, ha le sue brave eccezioni.

Ci sono i plurali irregolari più comuni, quelli di parole antiche che hanno un’origine germanica come man/men, tooth/teeth, child/children… Chissà quante volte li abbiamo visti e studiati…ma chi volesse ripassarli si può guardare il breve video qui sotto, tratto dal canale YouTube di Learnova, dove sono presentati un po’ tutti insieme. Dopo il video, trovate alcuni commenti.

Primo commento: il video termina con un errore di battitura: “SCOLL” dovrebbe essere “SCROLL”, cioè “SCORRI”. Niente di grave: solo per essere pignoli ( un po’ fastidious...).

Secondo commento: nel video mancano alcuni dettagli. Ecco alcune integrazioni:

  • il plurale aggiungendo -en è una forma germanica che con il tempo si è persa. Nell’uso attuale sopravvivono solo due parole: “child ” /tʃaɪld/ che significa “bambino/a o ragazzo/a” al plurale diventa (Attenzione alla pronuncia!) “children” /ˈtʃɪldrən/ che si usa anche per indicare i figli, di ogni età e genere. L’altra è “ox” = “bue”. A voler essere fastidious, però, esistono altre due parole, talmente rare che non se ne parla mai. Sono i plurali antichi di “brother” (fratello) e “sister” (sorella). Ancora oggi, per indicare i membri di una congregazione si usa “brethen“, mentre “sistren“, come termine per indicare un gruppo di donne, sopravvive solo nel patois giamaicano;
  • il plurale di “person”, parola derivata dal latino “persona” è “people” derivato da “populus” attraverso l’anglo-normanno. Esiste però anche il plurale regolare “persons“, usato nei contesti legali, come nell’esempio dell’immagine accanto, che informa che “tutte le borse e le persone saranno sottoposte a perquisizione”.

Esiste anche “peoples” al plurale che si usa per indicare persone appartenenti a etnie diverse.

  • I nomi che cambiano suono (o lettere) al plurale sono solo sette. Sono soprannominati “plurali mutanti”. In questa tabella li elenco nell’ordine in cui sono presentati nel video seguente, della Khan Academy. Attenzione alla pronuncia!
NOMESINGOLAREPLURALE
piedefootfeet
uomomanmen
donnawomanwomen
dentetoothteeth
ocagoosegeese
topomousemice
pidocchiolouselice

…però, se uno ha due computer, ciascuno con un “mouse”, allora avrà due “mouses“…

  • sono molti i nomi invariabili che si riferiscono ad animali, come fish. Sono quelli che vengono allevati, cacciati o pescati e quindi considerati nomi collettivi. Nulla però vieta di contarli e quindi hanno anche forma plurale regolare, se uniti al numero, come in : “My grandfather has got three sheeps”.

Fin qui ci siamo occupati dei plurali di parole di uso comune e di derivazione germanica. Molto più interessanti sono altri, di origine latina e greca. Sono parole della scienza che spesso si trovano anche nel gergo giornalistico. Gli inglesi e gli americani li trovano complicati (“tricky“). Per noi italiani, che magari un po’ di latino lo mastichiamo, sono solo strani.

Cominciamo con due molto frequenti: datum (“dato”) e “medium” (“mezzo”). Sono termini latini, nomi neutri, il cui plurale era “data” e “media”. Così sono passati in inglese, ma non tutti si rendono conto che sono plurali, per cui si trovano spesso frasi in cui sono usati nella loro forma plurale, ma come se fossero singolari.

Un esempio si trova in questo documento della Commissione europea:

Sia l’aggettivo determinativo (this = questo) sia il verbo con la desinenza -s indicano che il nome “data” è stato usato come se fosse singolare. Questo, ormai, non è più considerato un errore. Si deve solo stare attenti a essere coerenti e trattarlo sempre allo stesso modo in tutto il documento che si scrive.

Ecco altre parole che si comportano così:

  • memorandum > memoranda
  • curriculum > curricula

La tabella qui sotto mostra come si comportano le parole derivate dal latino o dal greco, ancora presenti in inglese nei linguaggi scientifico e legale. Sono il retaggio dei tempi in cui era il latino e non l’inglese la lingua franca nel mondo occidentale, soprattutto in ambito accademico. Servono ancora oggi a chi scrive e legge di scienza in inglese. Come poi, ultimamente, siamo un po’ tutti, in questi tempi infestati dai virus (“viruses“, in inglese, secondo la regola generale, visto che la parola originale latina mancava di plurale).

dal latino

termina indiventa
– a– ae
– us– i
– um– a
– ex o – ix– ices

dal greco

termina in diventa
– is– es
– on– a
– a– ata
– en– ina

Oltre ai nomi in -um indicati sopra, si comportano secondo questa tabella parole come: vertebra, nucleus, matrix, crisis, phenomenon, schema… Appartengono a questa categoria i termini usati nella classificazione degli esseri viventi, la cosiddetta “tassonomia linneana”. Tra questi, la parola “species” (“specie”) rimane invariabile al plurale, mentre “genus” diventa “genera” e “phylum” diventa “phyla”.

https://en.wikipedia.org/wiki/Taxonomic_rank

Due esempi di classificazione di esseri viventi, secondo la tassonomia linneana. I cani e gli umani condividono il Regno (Kingdom), la Divisione (Phylum) e la Classe (Class).

Per gli umani, l’identificazione della “sottospecie” rimane un problema complesso. Per una spiegazione in italiano, vedi qui e qui.


Si comportano così perché appartengono a un gergo specifico e hanno un preciso significato in un certo ambito, normalmente accademico. Se però la stessa parola viene usata nel linguaggio comune, segue la regola generale. Vediamo alcuni esempi:

  • index: al plurale fa “indices” solo se inteso “indice matematico”. Se significa “indice analitico” segue la regola: indexes;
  • appendix: al plurale fa “appendices” solo in ambito medico. Altrimenti, inteso come allegato finale in un libro, al plurale fa, regolarmente “appendixes”.

Può stupire gli italiani un termine come “alumni“, chiaramente troppo latino per essere inglese. Infatti è utilizzato in un significato molto ristretto, per indicare quelli che non chiameremmo gli “ex-allievi” di una scuola o di un’università. Noi italiani dobbiamo anche stare attenti con “fungus” (plurale “fungi”). Non sono quelli che si trovano nei boschi e che, se eduli, possiamo goderci a tavola. No, la parola per quelli è “mushroom” dal plurale regolare. Per “fungi” si intende il gruppo di organismi a cui appartengono le muffe e i lieviti (e anche i “mushrooms”).

In questo video, sempre della Khan Academy, sono illustrati i plurali delle parole latine e greche ancora oggi utilizzate. Attenzione alla pronuncia!

Quest’altro è il link a un utile elenco del 100 plurali irregolari più comuni in inglese

Mettiti alla prova con questo esercizio: