Vaccini che paura!

Mentre la campagna vaccinale va avanti in tutto il mondo – o almeno nei Paesi che se lo possono permettere – nascono nuove paure, che si aggiungono a quelle già note, sulle cui ragioni parla il dottor Michele Cucchi, psichiatra e psicoterapeuta, in un articolo e un podcast, per il quale trovate il link al fondo del report.

Recentissimo – è successo nel Regno Unito – è il fenomeno della paranoia di chi, essendosi vaccinato e non avendo avuto effetti avversi – neppure un pochino di febbre, un brividino – comincia a preoccuparsi di non avere ricevuto un vaccino valido, perché, per esempio, era rimasto per troppo tempo fuori dal frigo.

Perché nascono queste paure? Gli esperti trovano la ragione nel fatto che ci viene detto che dopo essere stati vaccinati è possibile soffrire di spossatezza, mal di testa, avere un po’ di febbre o nausea… e che tutti questi sono segnali che il sistema immunitario sta lavorando come deve. Quindi, viene da pensare, se non ho neppure un po’ di febbre, allora il mio sistema non sta funzionando!

Se non si presentano effetti collaterali significa che il vaccino non ci sta immunizzando?

Il 26 aprile su The Conversation, il sito che pubblica articoli divulgativi in inglese scritti da accademici e ricercatori, è apparso un rassicurante articolo che risponde a chi prova queste paure. Per adesso si tratta di cittadini britannici che speriamo non contagino anche quelli italiani!

Si tratta, ci dice Veenu Manoharan, ricercatrice dell’Università di Cardiff, di paure immotivate per una serie di ragioni:

  • non tutti hanno disturbi dopo la vaccinazione: nei test clinici effettuati da Pfizer sul suo vaccino contro il Covid19, solo il 50% dei partecipanti ha avuto effetti collaterali, ma il 90% è risultato immune; per quanto riguarda gli studi di Moderna, la protezione è risultata del 94% anche se solo il 10% ha avuto effetti collaterali;
  • gli studi mostrano minor incidenza di effetti collaterali nelle persone maggiori di 65 anni: questo potrebbe dipendere dai livelli di anticorpi più bassi dopo una certa età, ma tutti sono comunque immunizzati;
  • anche le persone in cura per patologie quali l’artrite reumatoide o la sclerosi multipla, nelle quali la risposta immunitaria è ridotta, mostrano meno disturbi legati alla reazione al vaccino;
  • uno studio statunitense ha mostrato che gli effetti collaterali si riscontrano maggiormente nelle donne. Ciò potrebbe dipendere dai livelli di testosterone, maggiori negli uomini.

Se ne deve quindi dedurre che l’assenza di effetti collaterali non riduce l’efficacia del vaccino.

Come si arriva alla protezione contro il Covid19 con il vaccino?

Il vaccino stimola una difesa immunitaria: viene iniettata una proteina (la ormai nota proteina spike), che si trova sulla superficie del virus, allo scopo di imitare un’infezione virale. L’organismo reagisce e attacca la proteina, innescando un processo di infiammazione che può causare febbre e dolore. Questa è detta immunità innata.

Tuttavia, l’immunità specifica di lunga durata – l’obiettivo finale della vaccinazione – si ottiene solo attivando il secondo tipo di risposta immunitaria di cui disponiamo: l’immunità acquisita (detta anche “adattiva”) si raggiunge con l’aiuto dei componenti innati del sistema immunitario e di specifiche cellule immunitarie, le cellule T, che ci proteggono nel caso di esposizione al virus.

In questo video la professoressa Alessandra Graziottin in soli 5 minuti riesce a spiegarci come funziona il sistema immunitario e la differenza tra l’immunità innata e quella acquisita:




COVID-19: paura del vaccino